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E anche i numeri in crescita del settore non lasciano molti dubbi. In venti anni, infatti, le aziende in Confcooperative sono passate da 1.300 a quasi 6mila, gli addetti da 22mila a 230mila (+ 29% di occupazione negli ultimi 5 anni, +4,5% solo nell’ultimo anno), il fatturato è quadruplicato. Le aziende poi, nel 37% dei casi, hanno sviluppato nuovi servizi, nel 28% intercettato nuovi utenti ed nel 60% migliorato l’organizzazione interna. Alta anche la presenza delle donne sia nei Cda (50%) che come lavoratori (l’occupazione è rosa 7 volte su dieci). Nel 12% dei casi poi la cooperativa è totalmente gestita da donne; i vertici in gonnella inoltre, sia per fatturato che per percentuali di occupazione, hanno performance superiori alla media (rispettivamente 32% contro il 28% e 6,9 rispetto al 4,6%). Molti dei lavoratori infine sono anche soci dell’azienda (circa il 60% degli occupati). Il settore pare non conosca crisi, soprattutto quello assistenziale, e in questo ambito le stime parlano di 193mila nuovi posti di lavoro se si spostasse l’asse dall’ospedale al territorio, ha spiegato il presidente di Federazione Sanità Giuseppe Milanese. Tuttavia occorre cambiare la concezione di welfare, per arrivare ad un’azione «che ha al centro la persona e una cooperazione che si organizza in rete per offrire alla comunità risposte ad esigenze non più garantite dal pubblico».
(A.Guer.)
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